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Il film "Cosa voglio di più" di Soldini: l'amore al tempo della crisi

da Repubblica.it del 26 aprile 2010
ROMA - Cronaca di una passione clandestina resa impossibile dalla mancanza di risorse economiche, Cosa voglio di più di Silvio Soldini è un film che si fa notare anche per le performance particolari dei due protagonisti: spesso integralmente nudi, sullo schermo, alle prese con scene di sesso impegnative e per entrambi insolite.

"Nessun imbarazzo a girarle - spiega l'attore alla presentazione italiana della pellicola, dopo il passaggio al Festival di Berlino - se lo avessimo avuto, non avremmo potuto affrontare questa esperienza. Abbiamo cercato di andare oltre le reciproche pruderie, concentrandoci sul rapporto tra i due personaggi e non sul fatto che abbiano o meno le mutande. Parliamo infatti di una storia violenta, che ti violenta".

Un'interpretazione, questa, avallata dalla sua partner cinematografica: "Ci ha aiutati la fiducia totale che avevamo nello sguardo di Silvio - racconta la Rohrwacher - ci siamo sentiti in un ambiente protetto: insomma, non ci siamo fatti castrare".
Alba però ammette che le riprese sono state un periodo tosto, con un coinvolgimento emotivo superiore alle media: "Il nostro è stato un approccio viscerale, a una vicenda così faticosa da raccontare. Quasi più di un film: a volte io e Piefrancesco fuori dal set litigavamo a proposito dei nostri personaggi, come se riguardassero noi come persone". Tenendo comunque ben presente, come Favino tiene a precisare, che "parliamo sempre di sequenze di sesso davanti a un arnese di ferro con un vetro davanti, e cioè la telecamera: non è come farlo a casa propria, noi interpreti un filtro ce lo mettiamo sempre".

Esaurito l'argomento scene erotiche, c'è da dire che Cosa voglio di più - prodotto da Lionello Cerri, da venerdì nelle sale con distribuzione Warner Bros - è un film in cui Soldini riprende gli ambienti dimessi e le situazioni da paese in crisi che caratterizzavano anche la sua (fortunata) pellicola precedente, Giorni e nuvole: "E' vero - conferma lui - volevo proseguire quel discorso, anche se con una storia differente".
Ambientata non più a Genova ma a Milano, e apparentemente concentrata solo sulle vicende privatissime dei due protagonisti. "L'idea - spiega ancora il regista - mi è venuta quando una mia amica impiegata mi ha confidato la sua situazione del momento: il suo racconto mi ha fatto scoccare la scintilla".

La storia che vediamo sullo schermo è proprio quella di una piccola impegata, Anna (Alba Rorhwacher), residente nell'anonima periferia meneghina, dove convive col commesso nonché aggiustatutto Alessio (Giuseppe Battiston).
Proprio quando i due decidono di provare ad avere un bambino, lei sconvolge la sua esistenza per iniziare una storia di sesso clandestina con Domenico (Pierfrancesco Favino), addetto di una ditta di catering: una passione, la loro, che si consuma in squallidi motel, ma che diventa sempre più forte e coinvolgente.

Gli ostacoli, però, sono molti, e probabilmente insormontabili: lui è già sposato con Miriam (Teresa Saponangelo), ha due bambine, non ha una lira e quindi, anche se decidesse di farlo, non potrebbe mai separarsi.
Visto che mantenere due case, e pagare gli alimenti, sarebbe totalmente al di fuori della sua portata. Morale della favola: anche il sentimento più intimo del mondo, la passione, può essere vissuta fino in fondo solo se si ha il portafogli pieno.

Una chiave di lettura su cui Soldini, anche al Festival di Berlino, ha insistito con forza. E che torna anche nella presentazione romana di questa mattina: "Questo film può essere definito una una sorta di Amore al tempo della crisi? Impossibile negarlo", dichiara infatti il regista, rispondendo a una domanda.
"Ma si può leggere anche al contrario, come La crisi al tempo dell'amore - sottolinea Favino - la cosa più difficile in cui Silvio è riuscito è stato intercettare un ambiente sociale che di solito viene visto al cinema in maniera pietistica.
E invece qui di pietismo non ce ne è proprio: anzi, c'è tanta delicatezza. Certo, il fatto che certe emozioni si possano vivere solo se ce lo si può permettere, è orribile...". Orribile, e forse perfino vero.

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