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Giovani, disoccupati e separati: ecco i nuovi clochard di Milano

dal Corriere.it del 5 gennaio 2010
MILANO - Italiano, giovane, divorziato. Il clochard milanese cambia carta d´identità.
La crisi economica, certo. Chi ha perso il posto di lavoro e chi non riesce a trovarlo. Ma anche, «e soprattutto», la crisi della famiglia. «Perché— dice l´assessore alle politiche sociali del Comune, Mariolina Moioli — il vero problema è quello».

Abbandoni, separazioni, divorzi: «Si va via di casa e si finisce a vivere di espedienti».
I senzatetto di Milano sono sempre di più. In Comune dicono che sono cresciuti del dieci per cento. Nel dato però convivono diverse spiegazioni.
«Le condizioni di vita nei dormitori sono migliorate. I nostri operatori ci raccontano che ci sono diverse persone che scelgono di stare nei nostri centri in attesa di trovare una vera casa». Clochard a tempo determinato. E poi c´è il fenomeno del passaparola. «In inverno arrivano qua da tutta Italia. Napoletani, sardi, pugliesi.
Qualcuno cerca anche un lavoro, altri si fanno semplicemente assistere. A Milano, per fortuna, si mangia, si dorme, ci si veste, grazie alla rete tra istituzioni e privato sociale».


La povertà, nella città più ricca d´Italia, cambia. Anno dopo anno. Conferma Mario Furlan, il fondatore dei City Angels: «Negli ultimi mesi sono aumentati gli italiani. Hanno in media tra i 40 e i 50 anni e in genere si trovano per strada dopo aver perso il lavoro o per un divorzio finito male». Una vita ancora più dura rispetto ai compagni di strada stranieri. «Perché gli immigrati si organizzano in gruppi». Organizzazione che nei casi estremi si fa racket. In Stazione Centrale, per esempio. «Qualche maghrebino si fa pagare il pizzo per indirizzare ai centri di assistenza i disperati appena arrivati in città».

La tangente per arrivare al dormitorio. Casi isolati, dicono da palazzo Marino, ma documentati. In strada, intanto, rimangono almeno cento persone. «I posti letto nei dormitori ci sono», assicura però la Moioli. Dove? «Alla Centesimus annus in Cascina Monluè, ma anche nei dormitori pubblici di via Saponaro (una decina di letti vuoti) e di viale Ortles (poco di più).
Poi ci sono i tendoni riscaldati in zona Monumentale e davanti alla stazione Centrale, dove nel frattempo i rifugi sono diventati tre (si è allestita una tenda solo per le donne).
Rimarranno invece sbarrati gli ingressi alle stazioni della metropolitana. «No, non apriremo i mezzanini. Almeno per il momento. Abbiamo ancora posto nei centri e poi sono gli stessi operatori del terzo settore a sconsigliarci questa via. Perché anche nell´accoglienza le regole vanno rispettate. Dovesse succedere che cade mezzo metro di neve, vedremo».

In tema di regole rimane l´eterna questione dell´accoglienza ai sans papiers. L´assessore taglia corto: «Con l´emergenza freddo si tratta di aiuto umanitario. Né più né meno».

Andrea Senesi
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